LIMITONE DEI GRECI

Il Tempietto di
San Misirino è situato sul tracciato di un’antica strada che discostandosi dalle due vie ufficiali, la "calabra" e l’Appia, per il tratto tra Lecce ed Oria, permetteva di raggiungere più rapidamente la Via Appia per Roma partendo da Otranto.
Questa scorciatoia ricordata anche da Strabone non faceva altro che riprendere un antico percorso messapico che collegava Otranto con Cavallino ed Oria e sulla cui direttiva era sorta Rudiae e, successivamente, Lupiae.
Tale variante ebbe un ruolo importante anche durante la guerra goto – bizantina e fu utilizzata come asse di scorrimento preferenziale per lo spostamento degli eserciti. Essa doveva avere lo stesso andamento del cosiddetto "Limitone dei Greci", ossia di quella strada bizantina di arroccamento contro le incursioni dei Longobardi.
Questa strada è fortificata al tempo in cui cessate le lotte tra i Bizantini ed i Longobardi restò assegnata a quest’ultima la parte settentrionale del Salento secondo un tracciato che andava da Torre S. Stefano, presso Otranto, passando a nord di Lecce e attraverso i territori di San Pietro Vernotico, Mesagne ed Oria si ricongiungeva alla Via Appia. Restavano dunque ai longobardi Taranto, Oria e Brindisi; ai Bizantini Otranto, Lecce e Manduria.
Questa precisa demarcazione non sempre è condivisa dagli studiosi per il fatto che i confini tra i possedimenti Longobardi e quelli Bizantini furono sempre instabili.
E poiché di quest’eventuale fortificazione non sono rimaste che pochissime tracce si è indotti a pensare che non dovette trattarsi di un vero e proprio muro di demarcazione ma di un vallum, cioè di un largo fossato con retrostante terrapieno ottenuto con i materiali di scavo e sul quale una palizzata era sufficiente a garantire protezione per i difensori.
Infatti, il Piganiol, in un suo studio a proposito del vallum Adriano, sostiene che il termine limes e attribuibile più ad una strada riparata da un vallum e che corre parallela ad una fortificazione più che alla fortificazione stessa.
Simili itinerari di arroccamento nella tattica difensiva bizantina nel VI secolo vengono documenti anche da Procopio.
Questa strada è ancora oggi visibile, in alcuni tratti, ed è appunto quella che identifichiamo con il cosiddetto "Limitone dei Greci". La sua particolare funzione strategica favorì, durante la prima età imperiale, il sorgere di numerose villae e, successivamente, fu uno degli assi di coagulo del popolamento nell’età altomedievale.
Lungo questa direttiva, è la chiesa di S. Maria di Crepacore, presso Masseria "Le Torri", su uno sbalzo antistante la strada, da dove è facilmente controllabile tutta la campagna vicina. La chiesa. Risalente con ogni probabilità al VII – IX secolo, ad impianto quadrato costruita con conci di carparo di diverse dimensioni, è costituita da una navata centrale e due navatelle ed è coperta da due cupole. Recentemente è stata restaurata e durante questi lavori sono venuti alla luce fondamenta della villa romana
Sulla stessa direttrice, a pochi chilometri di distanza, in territorio di Mesagne, vi è la località di Tubiano, dove si distinguono due stili:
un abitato dall’età neolitica fino al tardo romano e un altro abitato anche in età medievale. Sono visibili nella zona del primo sito le fondamenta attribuite ad un tempio, oltre a numerosi frammenti ceramici. Per una più precisa conoscenza del sito sarebbe necessario effettuare uno scavo archeologico.
Proseguendo verso Cellino incontriamo, sempre in agro di Mesagne, Masseria Torre Mozza e Masseria La Cattiva: nella prima sono state rinvenute delle tombe messapiche e tracce di insediamenti medievali, nella seconda una tomba a camera ed una piccola necropoli messapica.
Ancora più ad est e precisamente in località Malvindi abbiamo gli avanzi di un impianto termale in opus incentrum. Di questa struttura, scavata in parte dalla Soprintendenza Archeologica per la Puglia in collaborazione con il Comune di Mesagne, restando in piedi un muro con accenno di volta ed un altro quasi sottostante. Gli ultimi scavi hanno messo in luce ambienti della struttura, ma ancora c’è molto da scavare per una lettura più precisa e dettagliata dell’impianto.
Poco distante, presso Masseria Calce, i lavori agricoli del 1975 evidenziano la presenza di numerose villae romane di età imperiale. Vennero alla luce anche reperti ceramici e numerose epigrafi funerarie che si conservano presso il Museo Archeologico "U. Granafei" di Mesagne.
Tra Masseria Calce e Masseria Scaloti, in una zona denominata Monticello, in territorio di San Donaci, sorgono gli avanzi del tempio di San Misirino. Il tempio insiste su un’area di circa 3.000 mq. Cosparsa di materiale sporadico, in maggior parte terra sigillata e materiale domestico. Si tratta verosimilmente di un tempio pagano riutilizzato dai cristiani intorno al VI – VII secolo.
Nei pressi del monumento, nel 1948 furono rinvenute alcune monete romane del periodo imperiale ed alcune epigrafi andate perdute. Inoltre, presso il laboratorio di restauro dell’università di Lecce si conservano alcuni frammenti ceramici che sono stati oggetto di studio, nel 1973, da parte del prof. C. Marangio.
Nel 1975 e, successivamente, nel 1948 il sig. A.Bianco ha donato al Museo Archeologico "U. Granafei" di Mesagne alcune monete del periodo repubblicano ed imperiale, studiate dalla dott.ssa. A.Travaglini, e delle selci rinvenute nella zona allo stato erratico.
Tra Campi Salentina e Cellino San Marco, c’è la chiesa di Bagnara, dove all’insediamento messapico succede quello altomedievale, probabilmente con funzioni di controllo dell’antica strada che, nell’epoca delle contese tra i Bizantini ed i Longobardi, fu parte integrante del "Limitone dei Greci".
Questi edifici di culto ricadono tutti in territorio Bizantino, infatti, forte era la fede cattolica che animava le truppe di Bisanzio.
Per quanto riguarda invece i Longobardi ci vorrà almeno un decennio dalla loro penetrazione in Italia perché si convertano al cristianesimo